Domani inizia il tanto agognato lavoro madrileno.
Tutti i discorsi che mi facevo sul fatto che lavorando a distanza per i miei soliti clienti mi sentivo come ospite in questa città, non ancora integrato nei suoi meccanismi e nelle sue abitudini reali, ora vanno a farsi friggere.
La parte più negativa di me immediatamente sente nostalgia per la libertà che ho avuto in questi mesi, di gestire la città come più ho voluto, creare le mie nuove abitudini in base elle mie esigenze e spostare ogni pezzo di questa vita affinché mi ci potessi adagiare nel modo più comodo. Fare la spesa negli orari più insoliti, andare in palestra la mattina perché c'è meno gente, uscire la notte durante la settimana perché "il sabato è cheap", etc.
La parte più negativa di me si chiede quanto tempo ci metterò a odiare la nuova routine e/o i nuovi capi e/o le "solite" cose da fare.
D'altra parte c'è anche quella parte che, invece, mi ha spinto a volermi radicare un po' di più e cercare un impegno fisso. Quella parte è eccitata per la nuova sfida e anziché fare un countdown dell'odio si chiede quanto ci metterò a farmi conoscere dai nuovi colleghi e trovare nuovi amici. Quanto tempo ci vorrà perché mi sentirò a mio agio per dire cazzate in ufficio?
E in fondo mi fa piacere smettere di fluttuare nel vuoto e tornare fra gli esseri umani.
Mi convinco che tempo una settimana mi abituerò ai nuovi orari e alle nuove cose da fare. Userò il tempo passato in metro per leggere, tornato da lavoro potrò farmi un giro in centro e prendere il caffè con amici senza quel sottile disagio legato al fatto di non avere orari e sentirmi un po' ancora come un turista.
E martedì infine mi installano l'adsl a casa e ad Aprile faccio la residenza.
Pare che si inizi a fare sul serio.
